Storie, avventure e aneddoti del Giro d’Italia eroico

Giro d'Italia 1909

Il 1° Giro d’Italia (1909)

Per chi ama le biciclette, vintage e non, il Giro d’Italia è un evento imperdibile. Anche se negli ultimi anni il mondo del ciclismo professionista ha avuto “qualche” problema con il doping, questa corsa con più di un secolo di storia continua ad avere un fascino senza tempo. Solo un paio di giorni fa c’è stata la tappa con il Gavia e lo Stelvio, un’accoppiata inedita di due delle cime più dure e leggendarie, e per non farci mancare nulla c’è stata pure la neve…

Dal 1909 ad oggi il Giro d’Italia ha collezionato innumerevoli imprese ed eroi, aneddoti e leggende che non possono di certo essere raccolti tutti in un semplice post. Però abbiamo comunque deciso di raccontarne alcuni, perché curiosi o significativi, risalenti al periodo eroico del ciclismo, in pratica la prima metà del ‘900. Sono storie che, qualunque cosa accada al ciclismo di oggi, resteranno indelebili nella memoria di uno sport senza eguali.

Il primo vincitore del Giro d’Italia

luigi ganna

Luigi Ganna

La prima edizione del Giro d’Italia, nel 1909, fu vinta da Luigi Ganna. “Re del fango” era il soprannome che gli avevavo affibiato i tifosi per la sua capacità di affrontare il maltempo e le intemperie. Rimane negli annali la sua dichiarazione rilasciata ad un giornalista che gli aveva chiesto quale fosse la sua impressione più viva dopo la grande vittoria: “L’impressione più viva l’è che me brüsa tant ‘l cü!”. Come vincitore di quel Giro, Ganna si portò a casa 5.250 lire (all’ultimo classificato andarono invece 300 lire).

 

 

1909 e 1936: quando arrivarono i cavalli…

cavallo imbizzarritoNella tappa finale del Giro 1909, che si concluse all’Arena di Milano, Luigi Ganna, il vincitore di quella prima edizione, si piazzò terzo. Non potè invece concludere la volata Rossignoli, terzo in classifica generale che aspirava alla vittoria. La causa? Venne letteralmente investito da un cavallo imbizzarrito dei Lancieri di Novara. Una disavventura simile capitò nel 1936 a Learco Guerra, che nei pressi di Forlì si ruppe un braccio per una caduta causata da un calesse trainato da un cavallo imbizzarrito. Guerra, noto come “la locomotiva umana”, viene però ricordato soprattutto perché nel 1931 fu il primo corridore a indossare l’ormai classica maglia rosa, pensata per distinguere il leader della corsa pubblicizzando, al contempo, la Gazzetta dello Sport, organizzatrice del Giro.

learco guerra

Learco Guerra

1914: il Giro più duro, tra scomparse e “aiutini”

giuseppe azzini

Giuseppe Azzini

Fu il primo Giro diputato in cui la classifica venne delineata dai tempi anziché da un sistema di punteggi assegnati ad ogni tappa. Era composto da solo 8 tappe, ma oltre la metà era lunga più di 400 km. Per capire quanto sia stato duro, basta considerare che degli 81 ciclisti partiti solo 8 conclusero tutte le tappe. Memorabile la vicenda, mai ben chiarita, di Giuseppe Azzini. Dopo la 5° tappa era in testa alla classifica generale, ma nella 6° tappa andò in crisi e se ne persero letteralmente le tracce. Alla fine, venne ritrovato solo il mattino seguente in un granaio a Barisciano, a un centinaio di chilometri di distanza. Il Giro alla fine lo vinse Alfonso Calzolari, nonostante una penalizzazione di 3 ore subìta per essersi attaccato ad un auto lungo una salita (per sua fortuna disponeva di ben 5 ore di vantaggio!).

alfonso calzolari

Alfonso Calzolari

1924: la prima e unica donna al Giro d’Italia

alfonsina strada

Alfonsina Strada

Si chiamava Alfonsina Strada (nomen omen) e quando partecipò all’edizione del 1924 aveva 33 anni. In quel Giro, in cui gareggiò con la bicicletta ricevuta come regalo di nozze, andò fuori tempo massimo (oltre 4 ore di ritardo) nella 4° tappa di Perugia. Fu quindi ufficialmnete esclusa, ma continuò e portò a termine il Giro fuori concorso. L’anno dopo le fu negata l’iscrizione, ma Alfonsina continuò comunque la sua carriera da ciclista, in Italia e all’estero, e nel 1938 (a 47 anni) stabilì il record mondiale femminile dell’ora: 35,280 km.

1930: senza Binda perché “troppo forte”

alfredo binda

Alfredo Binda

Nel 1930 Alfredo Binda aveva vinto 4 degli ultimi 5 Giri d’Italia, arrivando secondo solo nel 1926 a causa di un ritardo di 10’ accumulato il primo giorno di gara per una caduta (vinse comunque 6 tappe…). La sua netta superiorità rispetto agli avversari era un problema per gli organizzatori, perché il Giro rischiava di diventare una noiosa passerella con un finale già scritto. Per questo pensarono prima di far partire Binda con una penalizzazione di 10 minuti, poi di fargli usare una bicicletta zavorrata. Infine decisero organizzare il Giro d’Italia tramite inviti e lo esclusero, riconoscendogli comunque 22.500 lire, cioè la stessa cifra che gli sarebbe spettata se avesse vinto anche quell’edizione.

1946: scontri alla tappa di Trieste

scontri trieste unitàA un anno dalla fine della II Guerrra Mondiale il Giro fa tappa a Trieste, ma i corridori non potranno mai raggiungere il traguardo. Vengono fermati prima da una sassaiola e poi dal fatto che la strada è letteralmente cosparsa di chiodi e oggetti di ogni tipo, tra cui addirittura un baule. L’azione è opera del Fronte di liberazione sloveno, che rivendica la zona da poco italiana come terra appartenente al popolo slavo. Gli scontri con i tifosi italiani salgono di livello, si arriva alle mani e dovrà addirittura intervenire la polizia (un agente rimarrà ferito da un colpo di arma da fuoco). La tappa, a quel punto, venne annullata.

Dal 1946 al 1951: la mitica maglia nera

Giuseppe-Ticozzelli

Giuseppe Ticozzelli

La “maglia nera” è il simbolo dell’ultimo in classifica. La sua origine si deve, bizzarramente, ad un calciatore: Giuseppe Ticozzelli. Nel 1926 partecipò al Giro d’Italia indossando una maglia nera con stella bianca, divisa del Casale, la squadra in cui militiva all’epoca. Terminò solo 3 tappe ma si distinse, anziché per le prove atletiche, per il modo in cui partecipava alla gara. Arrivava al via sempre all’ultimo momento, spesso accompagnato in taxi, poi partiva a razzo per fughe tanto folli quanto brevi. Infatti Ticozzelli si fermava ben presto in qualche trattoria a mangiare e riposarsi, incurante del risultato finale.

sante carollo

Sante Carollo

Dopo di lui ci fu una vera e propria a gara ad arrivare ultimi e a conquistare la popolarità che da ciò derivava. Tra il 1946 e il 1951 il Giro assegnò ufficialmente la maglia nera, assieme ad una quota in denaro. Leggendarie le sfide per conquistarla tra Sante Carollo e Luigi Malabrocca.

luigi malabrocca

Luigi Malabrocca

Pur di terminare ultimi (ma senza sforare il tempo massimo) i due arrivavano a nascondersi nei bar o nei fienili, fino addirittura a forare le loro stesse ruote. Dal 1952 non fu più assegnata, dopo che il gruppo dei ciclisti partecipanti protestò contro il cattivo spettacolo a cui tale “trofeo al contrario” dava vita.

 

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